Sembra che questo sia in assoluto il periodo migliore per visitare questa città climaticamente così sfortunata, torrida in estate e spesso investita dalle tempeste di sabbia provenienti dai deserti del nord, tanto che migliaia di lavoratori (forzati) nei secoli hanno tentato di costruirle attorno barriere naturali per difenderla da tali impietosi agenti atmosferici.
Sembra, dicevo, che questo sia uno dei momenti più fortunati dell’anno, al punto che i pechinesi definiscono poeticamente queste gelide giornate invernali con un’espressione che significa qualcosa come “il cielo è alto e le nuvole ruzzolano felici nell’aria fresca”.
E meno male, pensiamo noi, se così vi pare piacevole, chissà il resto… Una nebbia spessa avvolge ogni cosa e si deposita grigiastra sulla pelle, l’aria è appesantita di fumi di ogni risma e colore ed è talmente fredda che in gola brucia. La stessa disgustosa abitudine dei cinesi di disfarsi pubblicamente del loro proprio catarro, sia quello che si raccoglie nei bronchi sia quello che risale dal naso, trova qui, nella melassa di nebbietta e gas di scarico che si è costretti a respirare, una pur debole giustificazione.
Ad ogni modo, anche prescindendo dagli sputacchi, arrivare in Cina è stato come fare un salto nel tempo: dall’igienico, asettico, autistico Giappone catapultate in un medioevo di mani che ti tirano, di voci che ti gridano saluti, di odori che ti assalgono il naso.
I primi dieci giorni sono così scivolati via in un attimo cercando di abituarsi allo schifo che inevitabilmente ti prende alla gola (se non ti bastasse l’aria), combattendo con la voglia di cucinarsi un riso bianco a casina e facendosi trascinare per i vicoli dalla curiosità e imbattendosi nei pulcini fritti, nei bozzoli di chissachì in agrodolce, nelle cicale de la maison, nel cane al girarrosto. E un po’ di ironia aiuta.
Per solidarietà, e perché i nostri adorati cagnetti ci mancano molto, ecco un vero esemplare di pechinese o bistecchina ambulante, come li chiamiamo noi.
Prestissimo sul blog un videino della Titta e il prossimo post sul cantiere a cielo aperto che è Pechino in vista delle olimpiadi.
Ciao ragazze! pensavate che mi fossi scordato di voi?…ma dai che a famigghia è importante!! Ho dovuto fare un tour de force per leggere tutto l’arretrato ma ora sono in pari: siete poetiche tanto cazzo!
Mi mancate ci sentiamo presto
Besos cugino eric
ancora, ne voglio ancora dei vostri racconti!!!!
una little-milan in china-town????
love
S
cara titta, pià che blade runner sembra la descrizione di un girone dantesco. Però è interessante, ma un po’ da prima linea. Mi sa che ci sono due tipi d’aria: quella delle elites del partito diventate classi dirigenti capitalisti, e quella della moltidune che mangia tutto. anche la propria tristezza. Vero?
Maronna mia, che racconto!
Non che certe notizie non le conoscessi già, ma sentirle in prima persona e sulla pelle, in tutti i sensi, fa un altro effetto rispetto a guardarle nello schermo del mio televisore.
Comincio a capire perché tanti cinesi preferiscano attraversare tutto l’attraversabile e finire ammassati in trenta dentro uno scantinato in Paolo Sarpi.
Olimpiadi brutto affare!!!!
Ciao.
Lee Eng è un placido ingegnere che progetta gli impianti di condizionamento più efficienti del mondo, in cui l’energia viene usata più volte fino a che non ne resta più nulla. A un complimento circa un modo particolarmente elegante di usare l’aria di scarico di una casa per deumidificare l’aria in ingresso, ha risposto: “è come nella cucina cinese: se uccidi un pollo per mangiarlo e non trovi il modo di renderne utilizzabili e appetitosi anche i piedi, sei un cattivo cuoco e un uomo sprecone”.
Tuttavia, appena tornate vi faccio le lasagne al forno…
la cina vi entusiasma parecchio vedo.
Vediamo un po’ se ora con questo trucchetto si riescono a postare i commenti. Non che abbia nulla di intelligente da dire, eh…
Se non che mi pare di aver capito che nei prossimi giorni Otted farà rotta anche lei verso pechino, provate un po’ a vedere se riuscite ad incrociarvi. Se ne avete voglia, eh 😉
Baci
M